Sindacati inquilini: «Senza fondi si aggrava la crisi abitativa»
Il congelamento dei 970 milioni destinati al recupero degli alloggi sfitti dell’edilizia residenziale pubblica apre uno scenario preoccupante per il sistema abitativo italiano, già sotto forte pressione. La sospensione del provvedimento, legata al mutato contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e dal caro energia, rischia infatti di produrre effetti immediati e concreti su migliaia di famiglie in attesa di una casa. A denunciarlo sono le organizzazioni sindacali SUNIA, SICET e UNIAT: il blocco delle risorse implica il prolungarsi delle liste d’attesa e il mancato utilizzo di una parte significativa del patrimonio pubblico, che potrebbe invece offrire una risposta concreta all’emergenza abitativa.
Una situazione aggravata dall’aumento del costo delle bollette, che colpisce in modo particolare i nuclei più fragili, spesso residenti proprio negli alloggi ERP. Il rischio principale è quello di un incremento della cosiddetta morosità incolpevole: sempre più famiglie si trovano nella condizione di dover scegliere tra il pagamento dell’affitto e quello delle utenze. Una scelta che, di fatto, non lascia margini e innesca un meccanismo pericoloso. Le difficoltà degli inquilini si riflettono infatti sui bilanci degli enti gestori, generando un circolo vizioso che indebolisce l’intero sistema dell’edilizia pubblica. Il rinvio del provvedimento, inizialmente previsto sotto forma di decreto-legge con fondi a fondo perduto stanziati dal MIT, viene quindi letto non solo come una battuta d’arresto, ma come un potenziale fattore di aggravamento della crisi abitativa. In un contesto già segnato da difficoltà economiche diffuse, l’assenza di interventi immediati rischia di amplificare le disuguaglianze e di rendere ancora più fragile il sistema.
I segretari generali di SUNIA Chiappelli, di SICET Esposito e il Presidente di UNIAT Pellegrini denunciano che non bastano misure temporanee o annunci: servono interventi strutturali, investimenti concreti sul patrimonio pubblico e il rifinanziamento dei fondi per il sostegno all’affitto e alle morosità incolpevoli. Il nodo centrale resta politico: rimettere il tema della casa al centro dell’agenda, sbloccando le risorse disponibili e definendo una strategia organica sull’abitare. Senza un intervento tempestivo, il rischio è che la crisi non solo persista, ma si intensifichi, con conseguenze pesanti tanto per le famiglie quanto per la tenuta complessiva del sistema di edilizia residenziale pubblica.
Lista dei comuni ad alta tensione abitativa