Cedolare secca: un tesoro da 4,7 miliardi che ignora il sociale. L’allarme del Sicet
Il mercato degli affitti in Italia continua ad essere dominato dalla “tassa piatta”, ma dietro i grandi numeri del gettito fiscale si nasconde un profondo squilibrio sociale. Il gettito della cedolare secca nel 2025 si è attestato a 4.692 milioni di euro. Sebbene in lieve flessione rispetto ai 4.799 milioni del 2024, il segretario generale Fabrizio Esposito definisce tale riduzione di «scarsa rilevanza rispetto al dato di fondo dell’enorme diffusione della cedolare sugli affitti» registrata dal 2011 a oggi. Secondo il sindacato inquilini della Cisl la composizione del gettito rivela che circa 4 miliardi derivano dalla cedolare al 21% applicata sui canoni di mercato, che ha interessato oltre 2 milioni di contribuenti. Al contrario, la cedolare al 10% per i canoni concordati è stata utilizzata da circa 1,1 milioni di locatori, generando un gettito stimato di soli 743 milioni. Per Esposito, il gettito raccolto con l'aliquota più alta è il segno di una tassazione agevolata concessa «senza benefici per gli inquilini o comunque senza la garanzia di un ritorno sul piano sociale». Particolare attenzione viene rivolta ai circa 30.000 contribuenti che utilizzano la cedolare al 21% per sublocazioni o comodati legati agli affitti brevi. Queste soluzioni, pur legittime, dimostrano per il sindacato una «tendenza del mercato a farla troppo da padrone» attraverso incentivazioni fiscali non supportate da obiettivi sociali. Per invertire la rotta, il Sicet propone misure concrete come la tracciabilità obbligatoria dei pagamenti, il potenziamento delle detrazioni fiscali per gli inquilini e l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla contrattazione locale. L'obiettivo finale è orientare il mercato verso valori più sostenibili per le famiglie, mentre si attende la realizzazione dei programmi per il rilancio dell'edilizia pubblica.